Ho ricevuto una bella email da Serena, studentessa di psicologia a Torino. Ha fatto volontariato in una casa di riposo per anziani e si è resa conto di come un piccolo gatto abbandonato, abbia creato nella comunità un clima disteso e più allegro, come se..." esso creasse uno scopo all'interno di un'esistenza tesa a vedere solo la fine"

Maria Luisa Scarpa

Pet therapy - Un'aiuto terapeutico con protocolli precisi

A volte consigliare, a chi ha problemi personali di prendere un animale in casa, potrebbe significare aggiungergliene degli altri. Prendersi cura di un animale significa assumere nei suoi confronti delle responsabilità che non possono essere mai disattese. Non sempre è una terapia

tutti gli altri, i due manager possono arrivare a "remare uno contro l'altro" compromettendo i risultati aziendali, i due membri della famiglia creeranno un clima talmente pesante da indurre prima o poi ad una rottura traumatica, ecc….

Viene interpellato il pet terapista che interverrà con l'animale più appropriato e con un protocollo ben definito per lavorare sul quel tipo di emozione, in questi casi la competizione, sedarla riconducendo il clima del gruppo ad un livello di serenità stabile.

Secondo caso

Questa volta il protagonista della nostra storia è un bimbo che si deve sottoporre ad un programma di riabilitazione fisica molto doloroso. Il bambino cercherà di sottrarsi a tale terapia perché sente male. Interviene il pet terapista con il cane giusto che sotto forma di gioco farà fare al piccolo paziente i movimenti necessari alla sua riabilitazione.

Un gattino in una comunità può davvero portare sollievo ed migliorare l'umore di un anziano che lo osserva, ne commenta il comportamento con gli altri creando momenti di benessere sociale e allontanando occasioni di dispute a volte feroci che gli anziani usano come unico mezzo di comunicazione utile per socializzare "urlando la propria frustrazione ed il proprio disagio".

Gli scopi e gli obiettivi sono ben definiti, vengono progettati nei particolari insieme ai medici, i protocolli sono precisi per ogni "prescrizione", la terapia quella (e solo quella!) descritta dal protocollo.

In pet therapy nulla è lasciato al caso, nulla avviene se non vogliamo che avvenga.

Per entrare un po' nella praticaccia faccio due esempi

La convivenza continua con un animale può avere una valenza decisamente positiva nel medio termine, ma sul lungo periodo la sua eccezionalità scade ed, entrando in un panorama di routine, si finirà per mettere in evidenza più i disagi provocati, come ad ad esempio l'odore, i peli che fluttuano nell'aria e così via, che i vantaggi
Per avere efficacia, il contatto con l'animale deve essere a spot, deve rappresentare la novità, deve creare aspettativa del prossimo incontro. Queste sono le valenze davvero terapeutiche della pet therapy!

Primo caso

Ammettiamo che non ci sia un buon rapporto tra due appartenenti ad un gruppo : anziani di una casa di riposo, pazienti di una comunità di recupero psicosociale, manager di un team aziendale, due fratelli o una madre ed una figlia in forte competizione …e potrei continuare per almeno altre dieci righe!!!!
E' certo che la tensione creata da queste due persone influenzerà l'intera comunità: gli anziani ed i pazienti non perderanno occasione di litigare tra loro scatenando anche

Dunque non è la sola presenza di un animale che di per sé "cura" il paziente, ma un intervento mirato con chiari obiettivi da colpire. E' necessario che il conduttore conosca e sia in grado di indicare al medico curante l'attività più adatta ad ogni richiesta.
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